Sabato 14 giugno arrivo al rifugio con Timothy, facilitatore  artistico, dove ci aspettano le colleghe di Vision of Hope (VoH) e Chitalu. L’obiettivo dell’incontro è quello di pianificare la performance di danza da presentare al festival Barefeet a fine agosto. Discutiamo quindi sul da farsi coinvolgendo anche le ragazze del centro, alle quali chiediamo di ballare. Vogliamo valutare le competenze e qualità che hanno nel ballo. Iniziano quindi a cantare in cerchio dopodiché una a una entra nel cerchio e mostra ciò di cui è capace. È un momento allegro e pieno di grande energia. Alcune ragazze sono intimidite dalla prova ma no si scoraggiano e si fanno avanti motivando anche altre compagne a farlo. Il risultato è sorprendente! decido quindi di lanciarmi in questa nuova avventura con loro. Prendo a carico questo progetto e sabato 28 giugno inizio a dargli forma con l’aiuto di Timothy. Quando arriviamo al centro di accoglienza due bimbi, Charles e Eric, sussultano di gioia e corrono verso di me. Come sempre mi prendono per mano e mi accompagnano nel centro. Sono adorabili! Inizia così la catena dei saluti, sorrisi e abbracci. Finito di salutare tutte le ragazze chiedo a Sarah, contabile di VoH, dove si trovano le colleghe. Mi dice che di solito non ci sono durante il weekend, è presente solo lei con un’operatrice sociale che sorveglia il centro. Sarah è una ex ragazza di strada che ora fa parte del team di VoH e serve come punto di riferimento quando le altre operatrici non sono presenti nel centro. Quindi mi rivolgo a lei e le chiedo di radunare le ragazze presenti. Quando tutte le ragazze ci raggiungono Timothy ed io introduciamo il lavoro che svolgeremo con loro cercando di coinvolgerle il più possibile nelle decisioni prese. Dopo la discussione si inizia subito con un esercizio di riscaldamento dove si balla attorno ad un cerchio. Si chiede a ogni ragazza di entrare nel cerchio e presentare un movimento che sarà eseguito da tutte le ragazze nel cerchio. Momento molto coinvolgente e dinamico. Finito il riscaldamento, formiamo due linee, dove iniziamo a costruire il primo ballo.  È molto stimolante vedere come le ragazze s’impegnano al 150%. Sono completamente coinvolte anche se non sempre facile perché alcune ragazze soffrono di handicap fisici di natura diversi o sono abituate a ballare secondo le loro tradizioni. Ma si danza senza limiti tutti insieme. Un passo dopo l’altro e pian piano mettiamo in piedi una coreografia. La prima danza è quindi introdotta. Non ci fermiamo però qui! Le ragazze sono piene di energia ed è proprio su quello che bisogna lavorare. Dare spazio all’espressione e forma a ciò che le abita interiormente. Per cui ci lanciamo nella seconda danza. Si tratta di risvegliare in loro la sicurezza in se stesse attraverso il movimento. Dare forza alla loro personalità di esprimersi in tutta libertà e sicurezza con l’obiettivo di permettere loro di posizionarsi nel tempo e nello spazio come donna emancipata e non come oggetto stigmatizzato dalla società. Si può rompere questo stereotipo attraverso la danza, mostrando che si può andare oltre il ruolo tradizionale della donna. Rompere queste barriere culturali è un segno di autodeterminazione dove si può e si ha il diritto di essere ciò che siamo.

Si prega di notare: I nomi sono falsi, ma la storia è vera.

VoH Barefeet festival 2014